Il ritardo diagnostico è la voce più frequente del contenzioso sanitario italiano, e la più fraintesa. Non serve dimostrare che con una diagnosi tempestiva il paziente sarebbe certamente guarito: la legge risarcisce anche la perdita di chance, cioè la concreta possibilità di un esito migliore che il ritardo ha sottratto.
Come si dimostra un ritardo
Si ricostruisce una linea del tempo: quando sono comparsi i sintomi, quando il paziente si è rivolto al medico, quali esami sono stati prescritti e quali no, cosa dicevano i referti e cosa è stato fatto dopo averli letti. Su quella linea si confronta ciò che è accaduto con ciò che le linee guida accreditate imponevano di fare.
Molto spesso il documento decisivo esisteva già: una lastra dove il nodulo era visibile, un valore alterato nelle analisi, un referto che raccomandava un approfondimento mai eseguito.
- Cartelle cliniche e referti di ogni accesso, anche del pronto soccorso
- Immagini radiologiche originali, non solo i referti scritti
- Esami del sangue e loro andamento nel tempo
- Prescrizioni del medico di famiglia
- Linee guida e buone pratiche applicabili al caso
La perdita di chance
Se un tumore viene diagnosticato con diciotto mesi di ritardo e nel frattempo è passato da uno stadio iniziale a uno avanzato, il danno non è soltanto il peggioramento: è la possibilità di guarigione che il paziente aveva e che non ha più.
La Cassazione riconosce questa voce come danno autonomo, da valutare in percentuale sulla base delle statistiche di sopravvivenza per stadio. È una liquidazione tecnica, che richiede un medico legale capace di argomentarla con i numeri.
Le situazioni che vediamo più spesso
- Tumori del seno, del polmone, del colon e melanomi riconosciuti tardi
- Noduli visibili in una radiografia o in una TAC e non refertati
- Infarto dimesso dal pronto soccorso come gastrite o attacco d’ansia
- Ictus non trattato entro la finestra della trombolisi
- Meningiti e sepsi nei bambini rimandate a casa
- Fratture non viste ai raggi
- Diagnosi prenatale omessa che ha tolto una scelta consapevole ai genitori
Il tempo che hai
Dieci anni verso la struttura sanitaria, cinque verso il medico. Il termine però non decorre dal giorno dell’errore ma dal momento in cui il danno si è manifestato ed è stato ragionevolmente riconoscibile come conseguenza di quell’errore: nel ritardo diagnostico è una distinzione che cambia tutto.
Domande frequenti
Il medico dice che la malattia sarebbe stata comunque grave.
Può essere vero e non toglie il diritto. Se una diagnosi tempestiva avrebbe dato una possibilità concreta di esito migliore, quella possibilità perduta si risarcisce.
Ho solo il referto, non le immagini. Basta?
No, e questo è importante: le immagini originali vanno chieste alla struttura, che è obbligata a consegnarle. Ce ne occupiamo noi, insieme alla cartella completa.
Quanto tempo serve per sapere se ho un caso?
La valutazione medico legale preliminare richiede in media due o tre settimane dal momento in cui abbiamo i documenti.