Le infezioni correlate all’assistenza sono in gran parte prevenibili, e la legge ne tiene conto. Una volta che il paziente prova di aver contratto l’infezione durante il ricovero, tocca alla struttura dimostrare di aver rispettato i protocolli di sterilizzazione, profilassi e sorveglianza. È un’inversione dell’onere della prova che rende queste cause più solide di quanto si creda.
Cosa dobbiamo dimostrare, e cosa deve dimostrare l’ospedale
A noi spetta provare due cose: che l’infezione è insorta durante o dopo il ricovero con un decorso temporale compatibile, e il danno che ne è derivato. Alla struttura spetta provare di aver adottato tutte le misure organizzative e igieniche dovute.
È qui che le difese cadono più spesso, perché quelle misure devono essere documentate: registri di sterilizzazione, protocolli di profilassi antibiotica, dati del comitato infezioni ospedaliere, tassi di infezione del reparto.
- Data di ingresso, dell’intervento e di comparsa dei primi sintomi
- Esami colturali e antibiogramma con identificazione del germe
- Profilassi antibiotica somministrata e sua tempistica
- Registri di sterilizzazione dello strumentario
- Protocolli del reparto e dati di sorveglianza
Le conseguenze che risarciamo
Un’infezione trasforma un percorso di due settimane in un anno di ricoveri. Vanno risarciti la degenza prolungata, i reinterventi, la rimozione e il reimpianto di una protesi, gli esiti permanenti, il periodo di inabilità e il reddito perduto, oltre alle spese sostenute dalla famiglia.
- Infezioni del sito chirurgico e deiscenza della ferita
- Sepsi e shock settico
- Infezioni protesiche ortopediche con espianto
- Polmoniti associate alla ventilazione
- Infezioni da catetere venoso o vescicale
- Klebsiella, Pseudomonas, Acinetobacter e altri germi multiresistenti
- Epatiti e infezioni da emotrasfusione
Domande frequenti
Come faccio a provare che l’ho presa in ospedale?
Attraverso il germe e le date. Alcuni patogeni sono tipicamente ospedalieri e l’intervallo fra ricovero e comparsa dei sintomi ha un significato clinico preciso. Il resto lo deve dimostrare la struttura.
L’ospedale sostiene che ero già fragile.
La fragilità del paziente non giustifica il mancato rispetto dei protocolli: semmai lo rende più esigibile. È un argomento difensivo frequente e raramente decisivo.
Anche una RSA risponde?
Sì. Le case di cura e le residenze per anziani hanno gli stessi obblighi di prevenzione e sorveglianza, e rispondono allo stesso titolo.