È il fraintendimento più costoso per i lavoratori italiani, e nasce da una confusione fra due parole che sembrano sinonimi: indennizzo e risarcimento.
L'INAIL eroga un indennizzo. È automatico, arriva anche se nessuno ha colpa, ed è calcolato con tabelle proprie e forfettarie. Il risarcimento è un'altra cosa: è la riparazione integrale del danno che hai subito, e la deve chi quel danno l'ha causato. Se l'infortunio è avvenuto perché il datore di lavoro ha violato le norme di sicurezza, la differenza fra le due cifre la deve lui.
Molti lavoratori incassano l'indennizzo, pensano che la partita sia chiusa e lasciano sul tavolo la parte più consistente.
Le due voci che restano fuori
Il danno differenziale è la parte di danno biologico che eccede quanto l'INAIL ha erogato. L'istituto indennizza secondo la sua tabella; il giudice civile liquida secondo le tabelle in uso nei tribunali, che nella generalità dei casi arrivano a valori più alti. Quella differenza è dovuta.
Il danno complementare è tutto ciò che l'INAIL non considera per definizione: il danno morale, la sofferenza patita, lo sconvolgimento delle abitudini di vita, e nei casi mortali il danno che spetta in proprio ai familiari. Su queste voci l'INAIL non interviene affatto, quindi non c'è nulla da scomputare.
Cosa bisogna dimostrare
Qui sta la differenza rispetto all'indennizzo: l'INAIL paga a prescindere dalla colpa, il datore di lavoro paga solo se ha violato un obbligo. L'obbligo è quello dell'articolo 2087 del codice civile, che impone all'imprenditore di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l'integrità fisica dei lavoratori, insieme alle prescrizioni del Testo unico sulla sicurezza.
La buona notizia è che quella prova, molto spesso, l'ha già raccolta qualcun altro. Dopo un infortunio grave intervengono l'organo di vigilanza della ASL e, quando ci sono profili penali, la procura. I loro atti sono utilizzabili.
I documenti che contano:
- verbale di infortunio e denuncia INAIL
- rapporto dell'organo di vigilanza e verbale di ispezione
- documento di valutazione dei rischi dell'azienda
- attestati della formazione effettivamente ricevuta, con date
- dispositivi di protezione consegnati e loro idoneità alla mansione
- eventuale procedimento penale a carico del datore o del preposto
Le malattie professionali
Vale lo stesso schema, con una difficoltà in più: il nesso fra la patologia e la mansione. Amianto e mesotelioma, ipoacusia da rumore, patologie della colonna da movimentazione dei carichi, dermatiti e patologie da agenti chimici, disturbi legati allo stress lavoro-correlato.
Il nesso si costruisce sulla storia lavorativa completa — mansioni, anni, esposizioni, anche presso datori precedenti — e per questo il primo lavoro è ricostruire il curriculum professionale, non discutere di diritto.
Attenzione ai termini, che sono diversi
Tre anni per le prestazioni INAIL. Verso il datore di lavoro il termine è più lungo: dieci anni quando l'azione si fonda sulla violazione dell'obbligo contrattuale di sicurezza, cinque se impostata come illecito extracontrattuale. Se il fatto costituisce reato, può essere ancora più lungo.
È un punto che salva molti casi apparentemente chiusi: aver superato i tre anni con l'INAIL non significa aver perso l'azione verso il datore.
«Ho paura di perdere il posto»
È la preoccupazione che sentiamo più spesso, ed è legittima. Va detto con chiarezza: il licenziamento ritorsivo è nullo, e nella grande maggioranza dei casi l'azione si dirige verso la compagnia assicurativa del datore di lavoro, non contro l'azienda in quanto tale — perché è la polizza a pagare.
Ne parliamo apertamente nella prima consulenza, prima di qualunque decisione. Se hai già incassato l'indennizzo INAIL e non hai mai chiesto altro, vale la pena di una telefonata: la verifica è gratuita e in molti casi si scopre che la parte più importante non è mai stata richiesta.