Dopo un incendio arriva quasi sempre un perito nominato dalla compagnia. Ispeziona i luoghi, stima i danni, scrive una relazione, e su quella relazione la compagnia costruisce l'offerta. Il problema è che la perizia non è un dato neutro: applica scelte tecniche che possono ridurre di molto quello che viene liquidato, e chi non le conosce firma senza sapere cosa sta accettando.
Che cosa fa davvero il perito della compagnia
Il perito di parte della compagnia lavora nell'incarico che ha ricevuto da chi lo paga. Questo non significa che sia in malafede: significa che applica per prime le condizioni che convengono all'assicuratore, e che alcune scelte tecniche — quali danni includere, quale criterio di stima usare, quali voci considerare preesistenti — non sono automatiche ma discrezionali. Per la procedura generale, cosa si può eccepire e come si formula una contestazione, rimandiamo alla guida su come contestare una perizia assicurativa. Qui ci concentriamo su quello che è specifico dell'incendio.
I tre punti dove la stima si abbassa più spesso
Il primo è il criterio di valutazione. Le polizze incendio distinguono tra valore a nuovo (il costo di sostituzione di un bene con uno equivalente nuovo) e valore allo stato d'uso (che sottrae il deprezzamento per l'età e l'usura). Una perizia che applica lo stato d'uso dove la polizza prevede il valore a nuovo abbassa il conto in modo consistente, e va verificato leggendo le condizioni sottoscritte, non l'opuscolo commerciale.
Il secondo è la regola proporzionale dell'articolo 1907 del codice civile: se la somma assicurata al momento della stipula è inferiore al valore reale del bene al momento del sinistro, l'indennizzo si riduce nella stessa proporzione, salvo deroga espressa in polizza (la clausola "a valore intero" o "a primo rischio assoluto", quando prevista). È il meccanismo che sorprende di più chi ha una polizza vecchia mai aggiornata: la stima può essere tecnicamente corretta e comunque restituire una cifra molto inferiore al danno reale.
Il terzo sono i sottolimiti interni alla polizza: massimali distinti per singole voci (elettrodomestici, opere murarie, beni di valore) che possono essere molto più bassi del massimale generale. Una perizia corretta nel merito può comunque portare a una liquidazione bassa perché il contratto stesso pone quel tetto: qui non si contesta la perizia, si legge il contratto.
Quando la compagnia nega la causa dell'incendio
Un caso diverso, e più delicato, è quando la perizia non discute l'importo ma la copertura stessa: la compagnia sostiene che l'incendio rientra in un'esclusione di polizza, o che ci sono state dichiarazioni inesatte o reticenti sul rischio assicurato al momento della stipula. In questi casi l'onere di provare l'esclusione è di chi la eccepisce, cioè della compagnia: un sospetto, un procedimento penale ancora aperto o una relazione generica non bastano da soli. Conviene chiedere per iscritto su quale elemento tecnico si fonda l'esclusione, e non accontentarsi di un rifiuto motivato in modo sommario.
Come si contesta, passo per passo
La contestazione va fatta per iscritto, punto per punto, non con un'obiezione generica. Si indica quale criterio contrattuale non è stato applicato correttamente, si allegano i documenti che lo dimostrano — condizioni di polizza, fatture, preventivi di sostituzione, fotografie precedenti al sinistro — e si chiede espressamente una revisione della stima, fissando un termine di risposta ragionevole.
Se la perizia unilaterale non convince, molte polizze incendio prevedono una procedura peritale contrattuale: un perito per parte, e se non si accordano un terzo perito scelto insieme o nominato dal presidente del tribunale competente. È una procedura tecnica, non giudiziale, e nella maggior parte dei casi conviene attivarla prima di pensare a una causa: è più rapida e meno costosa. Va però rispettata nelle forme e nei tempi scritti nel contratto, perché lasciarla decadere significa perdere una strada che difficilmente si riapre.
Farsi assistere da un tecnico di parte
Nell'incendio, più che in altri sinistri, la parte tecnica pesa quanto quella giuridica: la lettura dei danni da fumo e calore su strutture, impianti e beni mobili richiede competenze specifiche, e un perito di parte che risponda solo al danneggiato può individuare voci che la prima perizia ha escluso o sottostimato. Il costo dell'incarico va valutato rispetto all'entità del danno, ma su cifre importanti è raramente una spesa sprecata.
Se la procedura peritale non basta
Quando anche la procedura contrattuale si chiude senza un risultato accettabile, o quando la compagnia nega del tutto la copertura, resta la via giudiziale davanti al giudice ordinario. È bene sapere che i diritti nascenti dal contratto di assicurazione si prescrivono in un termine breve — oggi due anni per l'assicurazione contro i danni, secondo l'articolo 2952 del codice civile — quindi la decisione su come procedere non va rimandata a lungo. Sul termine specifico applicabile al proprio contratto conviene comunque una verifica puntuale, perché contratti diversi possono prevedere clausole diverse.
Cosa scrivere nella lettera di contestazione
Una contestazione efficace non si limita a dire che la cifra è bassa. Indica il numero di polizza e del sinistro, riporta testualmente la clausola contrattuale che si ritiene disapplicata o applicata male, e allega il confronto tra quanto previsto in polizza e quanto liquidato in perizia. Se la contestazione riguarda il criterio di stima, va allegato un preventivo di sostituzione a valore a nuovo per gli stessi beni, non una stima generica. Se riguarda la regola proporzionale, va verificato — e indicato — quale fosse la somma assicurata al momento della stipula e quale il valore effettivo del bene al momento del sinistro: senza questi due numeri la contestazione non ha materiale su cui la compagnia possa rispondere.
Conviene fissare per iscritto un termine di risposta, tipicamente 15-30 giorni, e conservare la prova di invio. Una contestazione senza termine tende a restare senza risposta per mesi, e nel frattempo il diritto a contestare non si sospende da solo.
Quando conviene farsi affiancare da un legale
Se la compagnia non risponde nel termine indicato, risponde in modo generico, o insiste su un criterio che sembra in contrasto con il testo della polizza, il passo successivo non è insistere da soli con altre lettere. Un legale può verificare se la clausola contestata sia effettivamente applicabile al caso, se rientri tra quelle che l'articolo 1932 del codice civile rende inderogabili a favore dell'assicurato, e valutare se conviene ancora la procedura peritale contrattuale o se è già il momento di rivolgersi al giudice. È una valutazione che cambia da polizza a polizza, e anticiparla di qualche settimana evita spesso di lasciar scadere termini che poi non si recuperano.
Non firmare prima di aver capito il conto
L'errore più comune resta lo stesso in ogni sinistro da incendio: firmare una quietanza a saldo perché la cifra offerta sembra ragionevole, senza aver verificato quale criterio di stima è stato applicato e se rispecchia davvero le condizioni sottoscritte. Se una quietanza è già stata firmata, non è detto che la partita sia chiusa: dipende da cosa c'era scritto, come spieghiamo in ho firmato la quietanza. Ogni polizza ha condizioni proprie e ogni perizia va letta su quelle, non su un modello generale: puoi chiedere una valutazione gratuita del tuo caso senza impegno.